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LA CRITICA GIORNALISTICA PUÒ ESSERE ANCHE GRAFFIANTE, MA DEVE RISPETTARE IL PARAMETRO DELLA PROPORZIONALITÀ - Tra l'importanza del fatto e i contenuti espressivi (Cassazione Sezione Terza Civile n. 22527 del 20 ottobre 2006, Pres. Preden, Rel. Fantacchiotti).

La critica giornalistica può essere anche "graffiante" ma deve rispettare il parametro della proporzionalità che comunque, sia pure con un certo margine di tolleranza per le necessità del cronista critico, deve esservi tra l'importanza del fatto e la necessità della sua esposizione anche in chiave critica ed i contenuti espressivi con i quali la critica è esercitata. Questo criterio è perfettamente in linea con gli orientamenti giurisprudenziali della Suprema Corte che - nella ricerca del punto di equilibrio tra la libertà di espressione, rivendicato dai mezzi di comunicazione di massa al servizio di una completa divulgazione dei fatti di interesse pubblico e costituzionalmente tutelata come fondamento di ogni ordinamento democratico, ed il rispetto dei diritti inviolabili della persona, anch'essi costituzionalmente garantiti - ripetutamente chiarisce come il diritto di critica debba essere sempre esercitato negli spazi strettamente necessari ed in modo tale, quindi, da non trascendere in attacchi ed aggressioni personali diretti a colpire, sul piano individuale, la figura morale del soggetto criticato.


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