Home arrow LAVORO arrow Fatto e diritto arrow Non spetta il risarcimento del danno al direttore di una ASL...
Restringi Allarga Aumenta carattere Diminuisci carattere Caratteri normali
Pubblicato in : Lavoro, Fatto e diritto Stampa E-mail

NON SPETTA IL RISARCIMENTO DEL DANNO AL DIRETTORE DI UNA ASL IL CUI CONTRATTO VENGA RISOLTO PER EFFETTO DELL'ANNULLAMENTO DELLA DELIBERA DI NOMINA - Non è configurabile la lesione di un diritto né di un interesse legittimo (Cassazione Sezione Lavoro n. 19570 del 20 dicembre 2003, Pres. Dell'Anno, Rel. Curcuruto).

Sergio P. ha partecipato, insieme ad altri, a una selezione indetta dalla Regione Lombardia per l'assegnazione dell'incarico di direttore generale dell'Azienda ASL n. 19. La Regione ha affidato l'esame delle domande degli aspiranti ad una società di selezione del personale e, in base alle indicazioni da questa date, ha deliberato, nel dicembre del 1994, di conferire l'incarico di direttore generale a Sergio P. senza formare alcuna graduatoria. In base alla delibera la Regione ha concluso, nel maggio del 1995, con Sergio P. un contratto di prestazione d'opera intellettuale avente ad oggetto lo svolgimento dell'incarico di direttore generale della ASL. In seguito a ricorso proposto da uno dei partecipanti alla selezione il TAR della Lombardia ha annullato la delibera regionale del dicembre 1994 relativa al conferimento dell'incarico di direttore generale a Sergio P., in quanto l'ha ritenuta insufficientemente motivata. La Regione ha quindi rimosso Sergio P. dall'incarico, facendo riferimento alla decisione del TAR. Sergio P. ha chiesto al Pretore di Brescia di dichiarare risolto per inadempimento il contratto concluso nel maggio del 1995 con la Regione Lombardia e di condannare quest'ultima al risarcimento del danno. La Regione si è difesa sostenendo che la risoluzione del contratto d'opera era conseguenza necessaria dell'annullamento della delibera di nomina e che, in ogni caso, Sergio P. doveva ritenersi titolare di un mero interesse legittimo e non già di un diritto soggettivo; in via subordinata essa ha affermato che, comunque, il contratto di prestazione d'opera si doveva considerare risolto a causa dell'impossibilità sopravvenuta per Sergio P. di esercitare legittimamente le funzioni conferitegli con l'atto di nomina. Il Pretore ha rigettato la domanda, ma la sua decisione è stata integralmente riformata, in grado di appello, dal Tribunale di Brescia che ha condannato la Regione Lombardia al risarcimento del danno in misura di 399 milioni di lire. La Regione ha proposto ricorso per cassazione, censurando la decisione della Regione Lombardia per difetto di motivazione e violazione di legge. La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 19570 del 20 dicembre 2003, Pres. Dell'Anno, Rel. Curcuruto) ha accolto il ricorso, in quanto ha escluso che, adottando un provvedimento di nomina viziato nella motivazione e, per tale ragione, successivamente annullato dal giudice amministrativo, la Regione Lombardia abbia causato a Sergio P. un danno ingiusto.

La nomina ad un pubblico impiego è atto che nasce validamente, se è il frutto della osservanza delle regole sul procedimento di scelta, integrate da quelle sull'uso dei poteri discrezionali dell'Amministrazione procedente; diversamente esso è invalido e non è dato individuare con quali strumenti (salva la rinnovazione, come detto, non rilevante in questo caso) possa essere trasformato in atto valido. Tale conclusione non muta per il fatto che il vizio che ne ha determinato l'annullamento fosse un vizio di motivazione, poiché ciò significa che le ragioni indicate dal provvedimento per la scelta del P. quale direttore generale, a preferenza dell'altro candidato, non erano idonee a sostenere quella scelta, né, del resto è stato allegato nel giudizio di merito, o risulta in alcun modo dalla sentenza impugnata che altre, e migliori, ragioni avrebbero potuto essere esternate in favore della decisione adottata. Per l'aspetto in esame, l'errore del Tribunale consiste quindi nell'aver ipotizzato che vi sia una fase del procedimento concorsuale, anteriore alla nomina, nella quale il soggetto prescelto sia titolare di un diritto soggettivo avente il contenuto di una pretesa nei confronti della amministrazione affinché il provvedimento di nomina venga formato in modo da sottrarlo alle possibili impugnative di altri aspiranti. In tal modo il giudice di merito non si è avveduto che il  provvedimento di nomina è  il momento terminale della procedura concorsuale e che la sua legittimità è il riflesso della legittimità della procedura stessa.

La Corte ha anche escluso che si sia verificata una lesione dell'interesse legittimo del Sergio P., tale da legittimare la sua pretesa al risarcimento del danno in base ai principi affermati dalle Sezioni Unite nella sentenza n. 500 del 1999. Quale aspirante alla nomina a direttore generale, il P. era ovviamente titolare di un interesse legittimo, c.d. pretensivo. Un siffatto interesse assicura che il bene in vista del cui conseguimento esso è accordato, sarà negato o concesso nel rispetto di determinate regole (ivi comprese, giova ripeterlo, quelle che disciplinano e circoscrivono la discrezionalità delle scelte dell'amministrazione). Esso non garantisce invece il conseguimento del bene suddetto, ovvero la soddisfazione piena dell'interesse in relazione al quale è accordato (anche in ciò differenziandosi dal diritto soggettivo, secondo quel che si ritiene in prevalenza). Una volta conclusosi il procedimento di scelta del candidato da nominare, l'interesse pretensivo del P. ha trovato integrale soddisfazione. Leso è risultato invece quello dell'altro candidato. D'altra parte, con l'annullamento della nomina del P., si è avuto il riscontro che delle due posizioni giuridicamente tutelate, entrambe in via strumentale rispetto al conseguimento del bene costituito dall'incarico di direttore generale, a dover trovare soddisfazione era proprio quella dell'altro concorrente.

La Corte ha concluso ricordando che un'altra sua sentenza (n. 14432 del 2000), concernente la copertura del posto di direttore generale presso altre ASL ha pronunciato diversamente, ma ha escluso che si sia verificato un contrasto di giurisprudenza in quanto in quel caso si pone soltanto, in astratto, la questione della risarcibilità del danno da lesione di interesse legittimo, senza alcun riferimento alla fattispecie concreta.


Visite: 4920 | Preferiti (0)


 
< Precedente   Successivo >

Area utenti






Password dimenticata?

Ricerca