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IL RAPPORTO DI LAVORO SUBORDINATO A DOMICILIO REALIZZA UNA FORMA DI DECENTRAMENTO PRODUTTIVO - Non è escluso dal fatto che il lavoratore svolga la sua attività per una pluralità di committenti (Cassazione Sezione Lavoro n. 21449 dell'11 novembre 2004, Pres. Mileo, Rel. Vidiri).

Il lavoratore a domicilio realizza una forma di decentramento produttivo, in cui l'oggetto della prestazione del lavoratore assume rilievo non già come risultato, ma come estrinsecazione di energie lavorative, resa in maniera continuativa all'esterno della azienda, e però organizzata ed utilizzata in funzione complementare e sostitutiva del lavoro eseguito all'interno di essa.

Correlativamente, il vincolo di subordinazione viene a configurarsi come inserimento dell'attività del lavoratore nel ciclo produttivo aziendale, del quale la prestazione lavorativa da lui resa - pur se in ambienti esterni all'azienda e con mezzi ed attrezzature anche proprie del lavoratore stesso ed eventualmente anche con l'ausilio dei suoi familiari, purché conviventi ed a carico - diventa elemento integrativo (c.d. subordinazione tecnica). Né valgono di per sé ad escludere la configurabilità del suddetto tipo di rapporto, l'iscrizione del prestatore di lavoro all'albo delle imprese artigiane (in quanto ad una iscrizione formale, priva di valore costitutivo, può non corrispondere l'effettiva esplicazione di attività autonoma), ovvero l'emissione di fatture per il pagamento delle prestazioni eseguite (potendo tale formalità essere finalizzata proprio alla elusione della normativa legale), oppure la circostanza che il lavoratore svolga la sua attività per una pluralità di committenti.


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