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IL DIRITTO DI SATIRA ESISTE, MA NON PUÒ LEDERE I VALORI FONDAMENTALI DELLA PERSONA - Il limite della continenza (Cassazione V Penale n. 13563 del 22 dicembre 1998, Pres. Saulino, Rel. Rotella).

Sul Venerdì della Repubblica è stato pubblicata, nel 1994, a firma del giornalista Sergio Frau, una rassegna della satira esercitata dalla stampa nei primi cento giorni del governo Berlusconi. Nell'articolo era inserita una vignetta di Vauro Senesi, già pubblicata nel periodico "Cuore", raffigurante una donna che succhiava un microfono con la dicitura "mostriciattoli, la senatrice A.C. (due cognomi al prezzo di uno) esprime il suo apprezzamento per la relazione Berlusconi spompinando direttamente il microfono".

Il processo penale promosso a seguito di querela sporta dalla senatrice si è concluso, in primo grado, con l'assoluzione da parte del Tribunale di Roma, di entrambi gli imputati. Senesi è stato prosciolto per non aver commesso il fatto, in quanto egli ignorava la ripubblicazione della vignetta, già apparsa su Cuore, mentre Frau è stato assolto con la formula "perchè il fatto non costituisce reato" in quanto il Tribunale ha ritenuto che egli abbia esercitato il diritto di satira. La Corte d'Appello di Roma ha invece condannato entrambi gli imputati alla pena di lire 1.000.000 di multa, in quanto ha ritenuto che sia stato in concreto superato il limite della continenza "con il ricorso a una metafora decisamente volgare, che lede la femminilità dell'offesa, raffigurata nell'atto di praticare una fellatio al microfono di cui è dotato il seggio senatorio, la qualcosa suscita disprezzo verso la sua persona".

La Suprema Corte (Cassazione V Penale n. 13563 del 22 dicembre 1998, Pres. Saulino, Rel. Rotella), ha accolto il ricorso di Vauro Senesi in quanto ha ritenuto che la Corte d'Appello non abbia indicato per quali ragioni lo abbia ritenuto responsabile, pur essendo emerso, nel giudizio di I grado, che egli non era a conoscenza della ripubblicazione della sua vignetta.

La Cassazione ha invece rigettato il ricorso di Sergio Frau, affermando che la satira supera il limite della continenza e diventa perciò illecita quando intacca i valori fondamentali della persona esponendola al disprezzo oltrechè al ludibrio della sua immagine pubblica; in questo caso - ha rilevato la Cassazione - la Corte d'Appello di Roma ha adeguatamente motivato il giudizio di superamento del limite di continenza.

La Suprema Corte ha peraltro colto l'occasione per confermare l'esistenza, nel nostro ordinamento, di un diritto di satira, distinto da quelli di cronaca e di critica, riconosciuto soprattutto dalla giurisprudenza di merito. Anche per il diritto di satira, ha osservato peraltro la Corte, esistono limiti a tutela della persona umana.

Pubblichiamo il testo integrale della decisione nella sezione Documenti.


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