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CONTESTATE DA UN MAGISTRATO DELLA CORTE D'APPELLO DI ROMA LE STATISTICHE DEL VICE PRESIDENTE DEL CSM SULLA PRODUTTIVITĄ DEI GIUDICI DEL LAVORO NELLA CAPITALE - Il numero delle sentenze è molto superiore a quello indicato da Verde. Intanto gli organici non vengono coperti e il disservizio si aggrava.

Il vice presidente del Consiglio Superiore della Magistratura, Giovanni Verde, in un'intervista recentemente rilasciata al Corriere della Sera, ha fatto riferimento a rilevazioni del CSM sulla produttività dei giudici, affermando che secondo statistiche relative al primo semestre del 2000 "a Bologna il giudice del lavoro ha risolto 439 cause di lavoro e 53 previdenziali, a Bari, rispettivamente 232 e 961 processi; gli stessi dati sono a Firenze 102 e 113, a Genova 67 e 74, a Milano 200 e 24, a Roma 69 e 85, a Torino 247 e 63".

Con riferimento a questi dati Verde ha aggiunto: "E allora mi chiedo come mai in alcune città come Bari e Bologna i giudici hanno definito un numero di processi che è quattro volte superiore a quello dei colleghi di Roma e di Genova. Dobbiamo capire perché vi sono queste disparità. Dobbiamo stabilire dei parametri per valutare la produttività dei singoli magistrati e dei singoli uffici".

I numeri di Verde sono stati contestati da Giovanni Cannella, magistrato della Corte d'Appello di Roma, Sezione Lavoro, in una lettera, indirizzata al Consiglio Superiore della Magistratura, di cui pubblichiamo il testo integrale:

"Il vice presidente del C.S.M. prof. Giovanni Verde nel suo intervento all'inaugurazione dell'anno giudiziario a Torino (che si può leggere nel sito del Ministero www.giustizia.it) e in interviste sui quotidiani (v. Corriere della Sera e Messaggero del 13.1.2001) si è chiesto: "Come mai la produttività dei giudici del lavoro di Bari e di Bologna è quadrupla rispetto alla produttività dei giudici del lavoro di Genova e di Roma?".

"Domanda legittima e dato sorprendente, se fosse vero!

"In realtà il vice presidente del Csm è stato male informato, perché i dati indicati sono errati.

"Si legge nell'intervento che nel primo semestre 2000 presso il Tribunale di Roma hanno lavorato 55 magistrati, che hanno definito 4.349 cause di lavoro e 4.689 cause previdenziali con una media rispettivamente di 79 (sul "Corriere" si legge 69) e 85.

"Ebbene, le cause "definite" sono state in realtà, tra lavoro e previdenza, 24.889 e quindi circa il triplo.

"Se invece il prof. Verde intendeva riferirsi alle sentenze, con esclusione delle cause "definite" in altro modo, il numero totale è comunque superiore pari a 11.894.

"In ogni caso, pur sulla base dei numeri indicati nell'intervento, è errato il dato della media delle sentenze, poiché non è vero che nel primo semestre 2000 hanno lavorato in primo grado presso la sezione lavoro del Tribunale di Roma 55 magistrati.

"All'inizio del 2000 l'organico del primo grado lavoro di Roma era di 44 magistrati, dei quali effettivamente in servizio solo 31, sia per effetto della mancata copertura dell'organico, sia per assenze per aspettative, maternità, ecc.

"Non sono calcolati in tale numero i magistrati presenti per breve tempo per trasferimenti o applicazioni: tuttavia, poiché le sentenze depositate solo dai 31 magistrati "a tempo pieno" sono state nel periodo 10.867 e cioè più di quelle indicate complessivamente dal prof. Verde, il riferimento a quel numero di magistrati è certamente attendibile.

"Nel corso del 2000 il Csm ha deliberato di portare l'organico a 60 unità, ma solo sulla carta, perché da un lato i magistrati addetti all'appello lavoro in Tribunale non sono stati addetti al primo grado, ma hanno continuato, e lo fanno tuttora, ad occuparsi delle cause d'appello a "stralcio" (all'inizio del 2000 erano 25.000), dall'altro il Csm non ha provveduto a coprire i posti scoperti in organico (sono stati messi a concorso nel 2000 solo 5 posti, non ancora deliberati, e solo con l'ultimo bollettino altri 9).

"Quindi nel primo semestre del 2000 i magistrati presenti addetti al primo grado erano 31 e non 55.

"Pertanto, pur applicando i numeri indicati dal prof. Verde inferiori a quelli effettivi, la media delle sentenze sale a 140 di lavoro e 151 previdenziali (e le cause comunque "definite" a 803 complessive) e quindi, se sono esatti i dati forniti dal prof. Verde per le altre città, meno di Bari (232 e 961) e Bologna (439 e 53), ma non certo nella misura indicata, meno di Napoli 229 e 335.9, quasi quanto Torino (247 e 63), ma più di Firenze (102.5 e 113.5), di Genova (67 e 74), di Milano (200 e 24.7), di Palermo (106.6 e 23.7), di Venezia (139 e 64.5).

"Quanto all'appello i magistrati del lavoro di Roma sia dello "stralcio" presso il Tribunale sia in Corte d'appello, dopo un primo periodo di avviamento, depositano in media circa 150 sentenze al semestre e quindi il triplo della media nazionale dei giudici civili d'appello indicata dal prof. Verde in 48.

"Quindi, pur essendo apprezzabile l'intento del vice presidente del Csm di cercare di individuare le sacche di inefficienza, alla luce dei dati corretti non sembra che si possa parlare di inefficienza con riguardo alla giustizia del lavoro romana sotto il profilo della "produttività"."

* * * * * *

Le divergenze fra CSM e magistrati in tema di produttività hanno il sicuro affetto di aggravare le disfunzioni del servizio giudiziario nella Capitale, dove gli organici non sono coperti, migliaia di cause sono ferme e le altre subiscono ritardi pluriennali.

Sembra che il CSM ritardi nella copertura degli organici in attesa di chiarirsi le idee sulla produttività dei giudici. Intanto gli utenti del servizio subiscono le conseguenze di queste ingiustificabili perplessità, che vanno risolte prontamente, in un modo o nell'altro.

Se fossero vere le cifre di Verde, il CSM avrebbe dovuto attivarsi sul piano disciplinare. Chi dichiara di perseguire la produttività, deve darne prova in concreto, dimostrando efficienza.


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