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LA MOTIVAZIONE DELLA DECISIONE DEL CONSIGLIO DELL'ORDINE DEI GIORNALISTI DELLA LOMBARDIA CHE HA RADIATO DALL'ALBO VITTORIO FELTRI PER AVER RIPORTATO NEL SUO GIORNALE IMMAGINI DI PEDOFILIA - Ritenuta non giustificabile la pubblicazione di foto raccapriccianti (Delibera del 20 novembre 2000, Pres. Est. Abruzzo).

Vittorio Feltri è stato sottoposto a procedimento disciplinare dal Consiglio dell'Ordine dei Giornalisti della Lombardia con l'addebito di avere disposto, nella sua qualità di direttore del quotidiano Libero, la pubblicazione, nell'edizione del 29 settembre 2000, di sette fotografie impressionanti e raccapriccianti ricavate da un "sito pornografico reso disponibile dai pedofili russi" e di un'ottava fotografia raffigurante "una scena di violenza tratta dai video di pedofilia sequestrati dalla magistratura"; nel capo di incolpazione il Consiglio ha precisato che tali fotografie appaiono tutte contrarie al buon costume e tali, illustrando particolari raccapriccianti e impressionanti, da poter turbare il comune sentimento della morale e l'ordine familiare e che la loro pubblicazione integra la violazione degli artt. 2 e 48 della legge n. 69/1963 sull'ordinamento della professione giornalistica in relazione all'art. 21 (sesto comma) della Costituzione e all'art. 15 della legge n. 47/1948 sulla stampa.

Vittorio Feltri ha rinunciato a comparire davanti al Consiglio e non ha nominato un difensore. Il Consiglio, con delibera del 20 novembre 2000 (di cui pubblichiamo il testo integrale nella sezione Documenti), ha deciso la sua radiazione dall'Albo in base all'art. 54 della legge professionale secondo cui "la radiazione può essere disposta nel caso in cui l'iscritto con la sua condotta abbia gravemente compromesso la dignità professionale fino a rendere incompatibile con la dignità stessa la sua permanenza nell'Albo".

Il Consiglio ha ritenuto che Vittorio Feltri si sia reso responsabile di violazione dell'art. 15 della legge sulla stampa (L. 8/2/1948 n. 47) che sanziona penalmente la pubblicazione di "stampati i quali descrivano o illustrino, con particolari impressionanti o raccapriccianti, avvenimenti realmente verificatisi o anche soltanto immaginari, in modo da poter turbare il comune sentimento della morale o l'ordine familiare o da poter provocare il diffondersi di suicidi o delitti".

Nella motivazione della decisione si fa riferimento alla sentenza della Corte Costituzionale n. 293 del 17/7/2000 che ha ritenuto tale norma conforme alla Costituzione in quanto diretta a tutelare la dignità umana.

Anche la legge professionale - ha osservato il Consiglio - pone, all'art. 2, come limite alla libertà di informazione, "l'osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui".

Il Consiglio ha ritenuto irrilevante la giustificazione addotta da Vittorio Feltri, in un articolo di fondo, per la pubblicazione delle fotografie: l'esigenza cioè di creare allarme e riprovazione sociale per il fenomeno della pedofilia.


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