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RIENTRA NELL'ESERCIZIO DEL DIRITTO DI CRITICA AFFERMARE CHE IL MINISTRO DEL TESORO DOVEVA PROMUOVERE L'AZIONE DI RESPONSABILITA' NEI CONFRONTRI DI CINQUE CONSIGLIERI DI AMMINISTRAZIONE DELLA RAI - Per la nomina di un direttore generale in situazione di incompatibilità (Tribunale di Roma, Gip dott.ssa Donatella Pavone, decreto del 16 giugno 2008).

Rientra nell'esercizio del diritto di critica, tutelato dall'art. 21 della Costituzione, affermare che il Ministro del Tesoro era tenuto a promuovere l'azione di responsabilità nei confronti dei Consiglieri di Amministrazione della Rai, Bianchi Clerici, Malgieri, Petroni, Staderini e Urbani, per la loro decisione di nominare Alfredo Meocci Direttore Generale della Rai nonostante la sua situazione di incompatibilità.

Lo ha stabilito il GIP del Tribunale di Roma, Dott.ssa Donatella Pavone, confermando l'archiviazione della querela proposta dai cinque consiglieri contro l'avv. Domenico d'Amati per un'intervista da lui rilasciata all'Unità, nonché contro le redattrici dello stesso giornale Wanda Marra, Maria Novella Oppo e il loro Direttore Antonio Padellaro. 

Il Pm aveva chiesto l'archiviazione, ma i querelanti avevano proposto opposizione. Il Gip ha rigettato l'opposizione affermando che le espressioni usate dai querelati devono intendersi come manifestazioni del diritto di critica tutelato dalla Costituzione e dalla Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo e delle Libertà Fondamentali.

Questo diritto - ha affermato il Giudice - costituisce fondamentale funzione democratica, legata al diritto del singolo cittadino di concorrere al formarsi delle opinioni degli altri consociati ed al contempo di essere informato di quanto accade nella collettività di cui è parte onde poter con maggiore consapevolezza partecipare alla vita sociale e democratica del paese.

In un tale quadro costituzionale - ha aggiunto il Giudice - la tutela del diritto di critica deve essere la più estesa possibile e l'interpretazione delle norme che regolano situazioni che lambiscono tale diritto deve essere ispirata al principio che la libertà di espressione, da parte di chiunque, deve essere consentita nella forma più estesa possibile e può e deve essere soggetta a quei soli limiti che derivino dall'esigenza di tutelare altri bene costituzionalmente protetti.    


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