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L'AZIENDA E' TENUTA AD INFORMARE COMPIUTAMENTE IL DIRIGENTE SULLE CARATTERISTICHE DI UN NUOVO INCARICO ASSEGNATOGLI - In base alla regole di correttezza (Cassazione Sezione Lavoro n. 17094 del 22 luglio 2009, Pres. Sciarelli, Rel. Monaci).

Carlo B., ingegnere, è stato assunto alle dipendenze della s.p.a. Vibac con le mansioni di direttore dello stabilimento di Ticineto (Alessandria) ove era prevista la produzione di film estensibile in polietilene lineare. Peraltro l'azienda ha deciso di non avviare tale attività e gli ha comunicato il trasferimento a L'Aquila. Il dirigente, dopo avere invano richiesto spiegazioni sulle nuove mansioni, ha comunicato all'azienda di impugnare il trasferimento ed ha chiesto all'Ufficio del Lavoro l'espletamento del tentativo di conciliazione della vertenza. L'azienda lo ha diffidato dal continuare a lavorare a Ticineto. Espletato senza esito il tentativo di conciliazione, egli si è presentato nella nuova sede di lavoro a L'Aquila, dove gli è stata consegnata una lettera recante la contestazione di assenza ingiustificata. Il dirigente ha risposto facendo presente che il ritardo di alcuni giorni nel presentarsi a L'Aquila era stato determinato dalla mancanza di informazioni sul nuovo incarico. L'azienda lo ha licenziato in tronco. Il dirigente ha chiesto al Tribunale di Torino di accertare l'ingiustificatezza del licenziamento e di condannare l'azienda al pagamento dell'indennità sostitutiva del preavviso e dell'indennità supplementare prevista dal contratto collettivo nazionale dei dirigenti industriali per il licenziamento ingiustificato. Il Tribunale ha accolto la domanda, condannando la datrice di lavoro a pagare al dirigente complessivamente 20 mensilità di retribuzione. L'azienda ha proposto appello. Il dirigente ha chiesto il rigetto dell'impugnazione ed ha a sua volta proposto appello incidentale chiedendo l'inclusione nella retribuzione base, ai fini del calcolo della indennità attribuitagli, del valore del benefit auto. La Corte d'Appello di Torino ha rigettato l'impugnazione proposta dall'azienda ed ha accolto l'appello incidentale liquidando al dirigente le differenze relative al benefit auto. La Corte ha ritenuto che l'azienda abbia tenuto un comportamento contrario alle regole di correttezza e buona fede omettendo di informare il dirigente sulla nuova attività assegnategli e di predisporre le condizioni operative per favorire il suo inserimento presso la nuova sede. L'azienda ha proposto ricorso per cassazione censurando la decisione della Corte di Torino per vizi di motivazione e violazione di legge.

La Suprema Corte (Sezione Lavoro n. 17094 del 22 luglio 2009, Pres. Sciarelli, Rel. Monaci) ha rigettato il ricorso. L'art. 1375 cod. civ. - ha osservato la Corte - dispone che "il contratto deve essere eseguito secondo buona fede", con riferimento al principio generale di buona fede che sta alla base di tutta la normativa in materia contrattuale (in questo senso, innanzi tutto, sempre tra le norme di carattere generale, gli artt. 1175, 1337, 1358, 1366, 1391, 1460 cod. civ.). Le parti contrattuali debbono perciò agire secondo buona fede nel corso dell'esecuzione del contratto. Il contenuto concreto di questo obbligo di buona fede - ha affermato la Corte - non è determinabile a priori, ma varia secondo il contenuto e le modalità concrete di esecuzione di ogni contratto; è diverso, inevitabilmente, non solo per i diversi tipi di contratto, ma anche all'interno di essi, in relazione al contenuto e allo svolgimento concreti di ciascun rapporto negoziale; in particolare può esserlo nei diversi rapporti di lavoro e in relazione alle concrete modalità del loro svolgimento. Il giudice d'appello - ha osservato la Cassazione - ha ritenuto che, in quel contesto specifico ed in quelle determinate condizioni, rientrasse negli obblighi di esecuzione secondo buona fede imposti al datore di lavoro fornire ad un dipendente non solo di livello dirigenziale e dotato di una particolare qualificazione, ma destinato a svolgere le mansioni di direttore di stabilimento in una sede ed in condizioni a lui note, tutte le necessarie informazioni, in dettaglio, sulla sua nuova posizione presso uno stabilimento ed in una sede a lui non noti e sulle condizioni predisposte per lo svolgimento della sua attività specifica nella nuova sede, e che, invece, l'azienda non avesse adempiuto agli obblighi a proprio carico. La Corte d'Appello - ha affermato la Cassazione - ha motivato ampiamente, in modo logico e convincente, le ragioni di questo proprio convincimento, ovvero perché, in quel contesto, dovessero essere fornite al dirigente quelle informazioni specifiche, che gli erano necessarie per conoscere compiutamente la sua nuova posizione di lavoro presso lo stabilimento de L'Aquila e le condizioni approntate per favorire il suo inserimento presso di esso.


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