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LA PUBBLICAZIONE SU UN PERIODICO DI UN'INTERROGAZIONE PRESENTATA DA UN CONSIGLIERE PROVINCIALE NON ╚ PUNIBILE ANCHE SE IL SUO CONTENUTO ╚ OGGETTIVAMENTE DIFFAMATORIO - Perché rientra nell'esercizio del diritto di cronaca (Cassazione Sezione Terza Civile n. 20783 del 27 ottobre 2004, Pres. Duva, Rel. Limongelli).

Il consigliere provinciale di Trento Lelio B., in un'interrogazione diretta al presidente della giunta provinciale, ha accusato la giunta, tra l'altro, di avere affidato al giornalista Giovanni Battista  F. numerosi incarichi di editorialista e di direttore responsabile di pubblicazioni "direttamente o indirettamente riconducibili alla proprietà pubblica" ricavandone in cambio un'attività giornalistica di supporto al potere politico. Il testo dell'interrogazione è stato pubblicato sul periodico "Consiglio Provinciale" edito dal consiglio provinciale di Trento e diretto da Romano C. 

Sia l'editore che il direttore del periodico sono stati convenuti in giudizio, davanti al Tribunale di Trento, da Giovanni Battista F. che ha chiesto la loro condanna al risarcimento del danno per avere pubblicato un'interrogazione che lo diffamava. Il Tribunale ha accolto la domanda, determinando l'importo del risarcimento in 25 milioni di lire. Questa decisione è stata integralmente riformata dalla Corte di Appello di Trento che ha escluso il diritto di Giovanni Battista F. al risarcimento; la Corte ha osservato che, quantunque l'interrogazione fosse oggettivamente diffamatoria, la sua pubblicazione sul periodico costituiva legittimo esercizio del diritto di cronaca. Giovanni Battista F. ha proposto ricorso per cassazione censurando la decisione della Corte di Trento per violazione di legge.

La Suprema Corte (Sezione Terza Civile n. 20783 del 27 ottobre 2004, Pres. Duva, Rel. Limongelli) ha rigettato il ricorso. La tesi del ricorrente principale - ha osservato la Cassazione - è indubbiamente riconducibile ad una pronunzia della Corte di legittimità (Cass. 5/5/1995 n. 4871), con la quale, nella materia del tutto analoga delle interrogazioni e delle interpellanze parlamentari, è stato affermato il principio secondo cui l'immunità parlamentare dell'interrogazione (o dell'interpellante) non esonera da responsabilità i terzi estranei che abbiano concorso con il parlamentare nel diffondere a mezzo stampa il contenuto di una interrogazione (o di una interpellanza) oggettivamente diffamatoria. Sennonché - ha rilevato la Cassazione - con più recente pronunzia (Cass. 19/12/2001 n. 15999) la Suprema Corte ha affermato l'opposto principio, secondo cui costituisce legittima espressione del diritto di cronaca, quale esimente della responsabilità civile per danni, la pubblicazione di una interrogazione parlamentare dal contenuto oggettivamente diffamatorio, sempre che corrisponda al vero la riproduzione (integrale o per riassunto) del testo dell'interrogazione medesima, essendo priva di rilievo, per converso, l'eventuale falsità del suo contenuto, che il giornalista non ha il dovere di verificare, pur avendo l'obbligo di riprodurlo in forma impersonale ed oggettiva, quale semplice testimone, senza dimostrare, cioè, con commenti o altro, di aderire comunque al suo contenuto diffamatorio ed abbandonare, così, la necessaria posizione di narratore asettico e imparziale del fatto-interrogazione. La Cassazione ha affermato di condividere quest'ultimo orientamento, rilevando che la interrogazione del consigliere Lelio B. fu pubblicata sul periodico "Consiglio Provinciale" integralmente e senza alcun commento.


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