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IL NUOVO REGOLAMENTO DELLA COMMISSIONE PARLAMENTARE DI VIGILANZA PER LE TRASMISSIONI TELEVISIVE NEL PERIODO ELETTORALE NON E' CONFORME ALLA LEGGE - Può pertanto essere disapplicato.

Roma, 16 febbraio 2010 - Il regolamento approvato il 9 febbraio 2010 dalla Commissione Parlamentare di Vigilanza per l'attuazione della legge n. 28/2000 (relativa alla c.d. "par condicio") in materia di trasmissioni televisive nel periodo delle elezioni regionali prevede all'art. 6, par. 4, quanto segue: "Le trasmissioni di informazione, con l'eccezione dei notiziari, a partire dal decorrere del termine ultimo per la presentazione delle candidature, sono disciplinate dalle regole proprie della comunicazione politica."

Questa norma si pone in evidente contrasto con la legge, che non consente alla Commissione di stabilire che alle trasmissioni di informazione debbano applicarsi le regole poste per le trasmissioni di comunicazione politica. Infatti la legge n. 28/2000, dopo avere disciplinato con l'art. 2 le trasmissioni di comunicazione politica, dettando tra l'altro le regole per l'accesso, prevede all'art. 5 che la Commissione Parlamentare e l'Autorità Garante definiscano i criteri specifici cui devono informarsi la concessionaria pubblica e le emittenti televisive private nei programmi di informazione, al fine di garantire la parità di trattamento, l'obiettività, la completezza e l'imparzialità dell'informazione. Con le parole "criteri specifici" il legislatore ha indicato alla Commissione Parlamentare e all'Autorità Garante che esse devono stabilire, per i programmi di informazione, regole diverse da quelle applicabili alla comunicazione politica, regole cioè che tengano conto delle esigenze dell'attività di informazione, che è profondamente diversa da quella di comunicazione politica. Per questo la disposizione impartita dalla Commissione di Vigilanza con l'art. 6 par. 4 del regolamento per le elezioni regionali, secondo cui le trasmissioni di informazione sono disciplinate dalle regole proprie della comunicazione politica, non rientra nei poteri attribuitile dal legislatore. Conseguentemente questa disposizione non deve essere applicata  né dalla Rai né dalle emittenti private.


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