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IN CASO DI LICENZIAMENTO PER SCARSO RENDIMENTO IL DATORE DI LAVORO DEVE PROVARE CHE IL MANCATO RAGGIUNGIMENTO DEL RISULTATO PREVISTO DERIVI DA NEGLIGENZA DEL LAVORATORE - Tenuto conto dell'organizzazione dell'impresa (Cassazione Sezione Lavoro n. 7398 del 26 marzo 2010, Pres. Roselli, Rel. Di Cerbo).

Nel licenziamento per scarso rendimento del lavoratore, rientrante nel tipo di licenziamento per giustificato motivo soggettivo, il datore di lavoro - al quale spetta l'onere della prova - non può limitarsi a provare solo il mancato raggiungimento del risultato atteso o l'oggettiva sua esigibilità, ma deve anche provare che la causa di esso derivi da colpevole e negligente inadempimento degli obblighi contrattuali da parte del lavoratore nell'espletamento della sua normale prestazione. Ha chiarito la medesima sentenza che, nella valutazione delle relative risultanze probatorie dovrà tenersi conto - alla stregua di un bilanciamento dei principi costituzionali sanciti dagli artt. 4 e 41 Cost. - del grado di diligenza normalmente richiesto per la prestazione lavorativa e di quello effettivamente usato dal lavoratore, oltre che dell'incidenza della organizzazione complessiva del lavoro nell'impresa e dei fattori socio-ambientali.


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