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IL RISARCIMENTO DEL DANNO PER PUBBLICAZIONE ARBITRARIA DELLA FOTOGRAFIA DI UNA PERSONA NOTA PUO' ESSERE DETERMINATO IN MISURA PARI AL COMPENSO CHE LE SAREBBE STATO CORRISPOSTO PER L'UTILIZZAZIONE - Lesione del diritto all'immagine (Cassazione Sezione Terza Civile n. 10957 del 6 maggio 2010, Pres. Morelli, Rel. Frasca).

Quando la lesione del diritto all'immagine è stata arrecata dalla pubblicazione di fotografie che non si dovevano pubblicare perché la persona nota fotografata non era d'accordo per la pubblicazione, il fatto che l'interesse della persona che è stato leso sia rappresentato proprio dal particolare aspetto del diritto all'immagine rappresentato dal tener riservata la rappresentazione fotografica e ad escluderne la fruibilità da parte di terzi, e, dunque, la conseguente certezza che la persona non avrebbe commercializzato la rappresentazione fotografica, non è di per sé ostativo a che quella persona possa allegare l'esistenza di un danno, rappresentato dall'utilità che avrebbe potuto conseguire se chi ha utilizzato indebitamente le fotografie avesse dovuto pagare il suo consenso. E' sufficiente osservare che, appartenendo la scelta della pubblicazione delle fotografie esclusivamente alla persona fotografata ed essendo scelta suscettibile di ripensamento nel tempo, se del caso anche in dipendenza delle vicende della professione od anche soltanto dall'evoluzione dei tempi, ad escludere che si configuri come danno conseguenza il non aver ottenuto l'utilità che sarebbe derivata dal prezzo del consenso non sarebbe potuta valere la scelta fatta al momento dell'utilizzazione di non volere la pubblicazione delle foto. Ritenere altrimenti, sarebbe contrario alla stessa logica di una situazione personalissima come quella del diritto all'immagine, che non si cristallizza nell'atteggiarsi della volontà del soggetto in un dato momento, ma, proprio per la sua natura, dev'essere a lui garantita anche nella possibilità ch'egli nel tempo possa mutare convincimento ed indirizzarsi altrimenti.


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