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IL RIFIUTO DELLA PRESTAZIONE LAVORATIVA DA PARTE DEL DATORE DI LAVORO PUO' ASSUMERE IL VALORE SOSTANZIALE DI UN LICENZIAMENTO - Per fatti concludenti (Cassazione Sezione Lavoro n. 10425 del 22 giugno 2012, Pres. Roselli, Rel. Toffoli).

Non può darsi continuità al principio, pur talvolta enunciato da sentenze di questa Corte, secondo cui  "Qualora il lavoratore deduca di essere stato licenziato oralmente e faccia valere in giudizio la inefficacia o invalidità di tale licenziamento, mentre il datore di lavoro deduca la sussistenza di dimissioni del lavoratore, il materiale probatorio deve essere raccolto, da parte del giudice di merito, tenendo conto che, nel quadro della normativa limitativa dei licenziamenti, la prova gravante sul lavoratore è limitata alla sua estromissione dal rapporto, mentre la controdeduzione del datore di lavoro assume una valenza di un'eccezione in senso stretto, il cui onere probatorio ricade sull'eccipiente ai sensi dell'art. 2697, secondo comma, cod. civ." (cfr. Cass. nn. 2853/1995, 4760/2000, 21684/2011). Mentre la qualificazione come eccezione in senso stretto della difesa consistente nel sostenere che il rapporto di lavoro si è risolto per dimissioni del lavoratore è accettabile, in base ai criteri precisati in materia da Cass., sez. un., n. 1099/1998, solo se si fa riferimento con tale termine alle eccezioni, in genere basate sulla deduzione di un fatto modificativo o estintivo, e non anche specificamente alle eccezioni non rilevabili d'ufficio, deve osservarsi che in altre pronunce della Suprema Corte la problematica relativa all'accertamento in giudizio della risoluzione del rapporto e della sua causale ha formato oggetto di una condivisibile disamina più articolata rispetto alla schematizzazione di cui alla massima sopra richiamata. In particolare si è rilevata la necessità che il giudice di merito ai fini dell'accertamento del fatto, presti particolare attenzione, indagandone la rilevanza sostanziale e probatoria nel caso concreto, agli eventuali episodi consistenti nell'offerta delle prestazioni da parte del lavoratore (Cass. n. 18523/2011), e nel rifiuto o mancata accettazione della stessa da parte del datore di lavoro, nel senso che, fermo restando l'onere del lavoratore, che faccia valere le conseguenze giuridiche di un licenziamento, di provare quest'ultimo, vi è la necessità di valutare caso per caso l'effettiva portata di circostanze quali il rifiuto o la mancata accettazione delle prestazioni da parte del datore di lavoro, al fine dell'eventuale attribuzione a tali comportamenti del valore sostanziale di un licenziamento per fatti concludenti o del riscontro sul piano probatorio della sussistenza di un precedente atto risolutivo del datore di lavoro (Cass. n. 6727/2001).


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