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IL RITARDO NEL DEPOSITO DELLE SENTENZE INTEGRA ILLECITO DISCIPLINARE QUANTO LEDE IL DIRITTO DELLE PARTI ALLA DURATA RAGIONEVOLE DEL PROCESSO - In base all'art. 111 Cost. e all'art. 6 CEDU (Cassazione Sezioni Unite Civili n. 1768 del 25 gennaio 2013, Pres. Preden, Rel. Petitti).

In materia di responsabilità disciplinare del magistrato per ritardo nel deposito delle decisioni, nella giurisprudenza delle Sezioni Unite si sono consolidati i seguenti principi: a) il ritardo nel deposito delle sentenze e degli altri provvedimenti giurisdizionali integra l'illecito disci­plinare di cui al D.Lgs. n. 109 del 2006, art. 2, comma 1, lett. q), qualora sia - indipendentemente da ogni altro criterio di valutazione - oltre che reiterato e grave, anche ingiustificato, come tale intendendosi, in ogni caso, il ritardo che leda il diritto delle parti alla durata ragionevole del processo di cui agli artt. 111, comma secondo, Cost. e 6, paragrafo 1, della Convenzione Europea dei diritti dell'Uomo e delle libertà fondamen­tali; b) diversamente da quanto avveniva nella vigenza dell'art. 18 del r.d.lgs. n. 511 del 1946, perché tale illecito sia integrato, non rilevano -quali condizioni per la sua stessa configurabilità - né la compromissione del prestigio dell'Ordine giudiziario o il venir meno della fiducia e della considerazione di cui il magistrato deve godere, né la sussistenza di scar­sa laboriosità o di negligenza dello stesso magistrato, né la valutazione della complessiva organizzazione dell'ufficio di appartenenza e di tutte le funzioni svolte dal magistrato oltre quelle interessate da detto ritardo, in quanto nessuno di tali elementi è previsto dalla fattispecie tipica del nuo­vo illecito disciplinare; c) tali circostanze di fatto - laboriosità o no del magistrato incolpato, suo carico di lavoro, organizzazione dell'ufficio giu­diziario di appartenenza, funzioni giurisdizionali concretamente svolte - ed altre ancora, possono rilevare, se adeguatamente dimostrate, quali indici di "giustificazione" del ritardo, vale a dire quali situazioni ostative a carattere soggettivo od oggettivo che determinino la concreta "inesigibili­tà" del rispetto dei termini stabiliti per il deposito dei provvedimenti giuri­sdizionali; d) in ogni caso, la soglia di giustificazione deve ritenersi sem­pre superata in concreto, qualora il ritardo leda il su richiamato diritto delle parti alla durata ragionevole dei processo; e) quando, per quantità di casi ed entità del ritardo, risulti superata in concreto tale soglia di giu­stificazione, il comportamento del magistrato è di per sé espressione di colpa, quantomeno in relazione alla incapacità di organizzare in modo idoneo il proprio lavoro.


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