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LA RISPONDENZA AL VERO DEI FATTI NARRATI DAL GIORNALISTA DEVE ESSERE VALUTATA IN RAPPORTO AL NUCLEO FONDAMENTALE DELLA NOTIZIA - Ai fini dell'esercizio del diritto di informazione (Cassazione Sezione Terza Civile n. 2661 del 5 febbraio 2013, Pres. Carleo, Rel. Giacalone).

In materia di diffamazione a mezzo stampa il rispetto del limite della continenza va valutato con riferimento non solo al contenuto dell'articolo, ma all'intero contesto espressivo in cui l'articolo è inserito, compresi titoli, sottotitoli, presentazione grafica, fotografie, trattandosi di elementi tutti che rendono esplicito, nell'immediatezza della rappresentazione e della percezione visiva, il significato di un articolo, e quindi idonei, di per sé, a fuorviare e suggestionare i lettori più frettolosi. La non corrispondenza al vero dei fatti narrati deve però essere valutata in rapporto al nucleo fondamentale della notizia, oggetto dell'informazione e dell'esercizio del diritto di critica, mentre la non piena corrispondenza al vero degli elementi collaterali può costituire solo elemento indiziario, inidoneo ad aggredire effettivamente l'altrui reputazione ed a giustificare di per sé la sussistenza dell'illecito.


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