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AI FINI DELL'ESCLUSIONE DELLA PENA DETENTIVA PER IL GIORNALISTA COLPEVOLE DI DIFFAMAZIONE VANNO APPLICATI I PRINCIPI STABILITI DALLA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO - E dall'art. 21 della Costituzione (Cassazione Sezione Quinta Penale n. 12203 del 13 marzo 2014, Pres. Marasca, Rel. Lapalorcia).

Nel determinare la pena per il giornalista riconosciuto colpevole del reato di diffamazione, deve tenersi presente, ai fini dell'esclusione della pena detentiva l'orientamento della Corte EDU secondo cui, ai fini del rispetto dell'art. 10 della Convenzione relativo alla libertà di espressione, esige la ricorrenza di circostanze eccezionali per l'irrogazione, in caso di diffamazione a mezzo stampa, della più severa sanzione, sia pure condizionalmente sospesa, sul rilievo che, altrimenti, non sarebbe assicurato il ruolo di "cane da guardia" dei giornalisti, il cui compito è di comunicare informazioni su questioni di interesse generale e conseguentemente di assicurare il diritto del pubblico di riceverle. Del resto la libertà di espressione costituisce un valore garantito anche nell'ordinamento interno attraverso la tutela costituzionale del diritto/dovere d'informazione cui si correla quello all'informazione (art. 21 Cost.), diritti i quali impongono, anche laddove siano valicati i limiti di quello di cronaca e/o di critica, di tener conto, nella valutazione della condotta del giornalista, della insostituibile funzione informativa esercitata dalla categoria di appartenenza, tra l'altro attualmente oggetto di gravi ed ingiustificati attacchi da parte anche di movimenti politici proprio al fine di limitare tale funzione


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