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E' INAMMISSIBILE L'ATTO DI APPELLO CHE SI LIMITI AD ESPORRE LE TESI GIURIDICHE GIA' ILLUSTRATE IN PRIMO GRADO - Art. 342 cod. proc. civ. (Cassazione Sezione Lavoro n. 18 del 7 gennaio 2015, Pres. Macioce, Rel. Amendola).

 Nell'atto di appello pur prescindendo da qualsiasi particolare rigore di forme, occorre comunque che al giudice siano esposte, anche sommariamente, le ragioni di fatto e di diritto su cui si fonda l'impugnazione, ovvero che, in relazione al contenuto della sentenza appellata, siano indicati, oltre ai punti e ai capi formulati, anche, seppure in forma succinta, le ragioni per cui è chiesta la riforma della pronuncia di primo grado, con i rilievi posti a base dell'impugnazione, in modo tale che restino esattamente precisati il contenuto e la portata delle relative censure. Quindi, è inammissibile l'atto di appello che risulti totalmente avulso dalla censura di quanto affermato dal primo giudice e si limiti ad illustrare la tesi giuridica già esposta in primo grado.

L'onere della specificazione dei motivi d'appello esige, ai sensi dell'art. 342 c.p.c. (e, nel rito del lavoro, del successivo art. 434), che la manifestazione volitiva dell'appellante, indirizzata ad ottenere la riforma della sentenza di primo grado, trovi un supporto argomentativo idoneo a contrastare la motivazione della pronuncia impugnata. Dovendo i motivi essere più o meno articolati a seconda della maggiore o minore specificità nel caso concreto di quella motivazione, qualora la sentenza di primo grado sia stata impugnata con riferimento a tutte le statuizioni emesse, le ragioni sulle quali si fonda il gravame debbono essre esposte in modo da contrapporre le argomentazioni dell'appellante a quelle svolte nella medesima sentenza per incrinarne, il fondamento logico-giuridico. Pertanto il motivo di appello che si limita a riprodurre le deposizioni testimoniali, reiterando la valutazione di esse già espresse in primo grado e contestando genericamente quella effettuata dal giudice, senza un supporto argomentativo idoneo a contrastare la motivazione della sentenza gravata e senza contrapporre adeguate argomentazioni a quelle svolte nella medesima, non si sottrae alla sanzione dell'inammissibilità per difetto di specificazione dei motivi di impugnazione.

 


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