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QUANTO PIU' GRAVE E' L'ACCUSA TANTO PIU' IL GIORNALISTA DEVE ESSERE CAUTO NEL RIFERIRLA - E sollecito nel ricordare al lettore che gli addebiti sono presunti (Cassazione Sezione Terza Civile n. 2745 del 12 febbraio 2015, Pres. Segreto, Rel. Lanzillo).

In caso di clamorosi fatti di cronaca, la funzione del giornalista è delicatissima poiché egli viene a trovarsi da un lato pressato e sospinto dall'interesse del pubblico alla conoscenza dei fatti e all'individuazione del colpevole; dall'altro lato costretto ad autolimitarsi, in considerazione del danno che potrebbe arrecare, ove l'indagato fosse innocente. Quanto più è grave l'accusa, tanto più il giornalista deve essere cauto nel riferirla e sollecito nel ricordare al lettore che gli addebiti sono presunti, astenendosi dal colorire la vicenda con particolari la cui veridicità non sia certa: con la piena consapevolezza che, se le accuse non fossero vere, l'accertamento della verità processuale arriverà comunque troppo tardi e troppo debolmente per cancellare il ludibrio a cui l'inquisito si sarà trovato esposto nel frattempo. 


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