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LA SENTENZA SCRITTA A MANO DEVE RISPETTARE UNO STANDARD MINIMO DI COMPRENSIBILITA' - La scarsa leggibilità è causa di nullità (Cassazione Sezione Terza Civile n. 4683 del 10 marzo 2016, Pres. Salmè, Rel. Rubino).

Il fatto che il testo originale della sentenza sia stilato in forma autografa dall'estensore non costituisce di per sé ipotesi di nullità della sentenza neppure laddove esso sia leggibile con difficoltà. Non costituisce quindi ipotesi di nullità, in sé, non essendo prevista come tale, il fatto che l'originale della sentenza non sia formato dal cancelliere ( come previsto dall'art. 119 disp. att. c.p.c.), mediante trasposizione in caratteri a stampa o comunque chiari e leggibili della minuta redatta dal giudice, ma sia pubblicato direttamente nella sua versione originale, coincidendo in questo caso il testo pubblicato con la minuta scritta a mano dal giudice; tale modalità di redazione - se il testo della sentenza è comprensibile - può rilevare solo come mera irregolarità. Peraltro, è da dire che, attesa la crescente e ormai capillare diffusione tra i giudici degli strumenti informatici, è sempre più diffusa la consuetudine dei giudici di provvedere personalmente alla redazione in via informatica del testo delle minute, senza fruire dell'opera del cancelliere, anche per velocizzare i tempi di pubblicazione dei provvedimenti e alleggerire i compiti del sempre più ridotto personale amministrativo. Occorre però puntualizzare che nei casi in cui la sentenza sia pubblicata nel suo testo originale redatto a mano dall'estensore, il testo della sentenza deve rispettare uno standard minimo di oggettiva comprensibilità al di sotto del quale essa non è riconducibile neppure alla nozione di documento, composto degli elementi di cui all'art. 132 c.p.c., né può assolvere nella sua materialità alla funzione di veicolare e far conoscere i fatti sottoposti all'attenzione del giudice e le ragioni della decisione. Se il documento contenente la sentenza non è pienamente leggibile con esito obiettivo, ma sia di difficile leggibilità , tanto da dar luogo nella sua dimensione testuale ad una laboriosa opera di interpretazione con esito incerto, ovvero potenzialmente difforme da lettore a lettore, in cui ciascuno che si trova ad esaminare il documento può attribuirgli, a causa della scarsa decifrabilità della grafia dell'estensore, un testo diverso rispetto a quanto percepito dagli altri lettori, esso viene meno alla sua funzione essenziale di documento recante l'estensione della motivazione e quindi della decisione del giudice. Si ha in questo caso cioè un vera e propria mancanza grafica del documento-motivazione, che diviene pertanto assolutamente inidoneo ad assolvere la sua funzione essenziale, consistente nell'esteriorizzazione del contenuto della decisione ovvero una mancanza grafica della motivazione che impedisce radicalmente al giudice, alle parti e ai terzi di leggerlo, di apprezzarlo e comprenderlo nella sua estensione letterale per poi valutarlo nei suoi contenuti.

Deve quindi affermarsi che la motivazione della sentenza è mancante non solo quando essa sia stata materialmente omessa, e non solo quando il testo della sentenza, scritto a mano, è assolutamente indecifrabile, ma anche quando la scarsa leggibilità di essa renda necessario un processo interpretativo del testo con esito incerto, tanto da prestarsi ad equivoci o anche a manipolazioni delle parti che possono in tal modo attribuire alla sentenza contenuti diversi. Ai fini della validità del documento motivazione non deve essere richiesto né alle parti né al giudice un lavorio interpretativo sul testo del documento che vada al di là dell'impegno richiesto dalla lettura: il testo è il contenente e deve essere univocamente apprezzabile da tutti i suoi fruitori per garantire che l'analisi di esso non esuli dal suo campo destinato, che è quella della validità delle argomentazioni giuridiche in esso contenute, e non quella della interpretazione del dato testuale.


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