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PUO' RIENTRARE NEL DIRITTO DI SATIRA L'IDENTIFICAZIONE DI UNA PERSONA CON UN ESCREMENTO - Esasperazione grottesca ed iperbolica (Cassazione Sezione Terza Civile n. 6787 del 7 aprile 2016, Pres. Salmè, Rel. De Stefano).

Il diritto di satira, a differenza da quello di cronaca, è sottratto al parametro della verità del fatto, in quanto esprime, mediante il paradosso e la metafora surreale, un giudizio ironico su un fatto, purché il fatto sia espresso in modo apertamente difforme dalla realtà, tanto da potersene apprezzare subito l'inverosimiglianza e il carattere iperbolico: altrimenti, nemmeno la satira sfugge al limite della correttezza e della continenza delle espressioni o delle immagini utilizzate, rappresentando comunque una forma di critica caratterizzata dal carattere corrosivo dei particolari mezzi espressivi (Cass. 19 agosto 2015, n. 16899, ove richiami a Cass. 4 settembre 2012, n. 14822 ed a Cass. nn. 28411/08 e 23314/07). Beninteso, nessuna scriminante può ammettersi allorché la satira diventa forma pura di dileggio, disprezzo, distruzione della dignità della persona (Cass. 24 marzo 2015, n. 5851), ovvero quando comporta l'impiego di espressioni gratuite, volgari, umilianti o dileggianti, non necessarie all'esercizio del diritto (Cass. 11 settembre 2014, n. 19178), comportanti accostamenti volgari o ripugnanti o tali da comportare la deformazione dell'immagine pubblica del soggetto bersaglio e da suscitare il disprezzo della persona o il ludibrio della sua immagine pubblica. Non è censurabile in sede di legittimità, a maggior ragione dopo la riforma introdotta con il d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. con modif. dalla I. 7 agosto 2012, n. 134, la valutazione del giudice del merito sul legittimo esercizio del diritto di satira in caso di impiego di un detto popolare che comporti il rischio di identificazione di una persona con un escremento, se contestualizzata e riconosciuta sorretta dall'intento di esasperazione grottesca od iperbolica dell'impraticabilità di un ipotizzato paragone della condotta da quella persona tenuta, pubblicamente ammessa o riconosciuta, ad altra vicenda storica.


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