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LA LIBERTA' DI INSEGNAMENTO CONSENTE AGLI AUTORI DI UN LIBRO DI STORIA PER LE SCUOLE MEDIE DI ESPRIMERE GIUDIZI NEGATIVI SU UNA REGIONE - Art. 33 Cost. (Cassazione Sezione Terza Civile n. 6785 del 7 aprile 2016, Pres. Salmè, Rel. De Stefano).

Per i giudizi espressi in un libro di testo per la scuola media inferiore - dal titolo "GEO Italia - Le regioni" - nei confronti della Sicilia e della sua popolazione, la Presidenza della Regione siciliana ha convenuto in giudizio l'editore e gli autori del libro, rispettivamente la Casa Editrice Giuseppe Principato spa, Alida Ines Ardemagni, Francesco Mambretti e Giovanni Silvera, per conseguirne condanna al risarcimento del danno: e l'adito tribunale di Milano ha accolto la domanda, condannando in solido tra loro i convenuti a pagare un risarcimento di € 50.000 e a non ristampare il libro coi passi riconosciuti diffamatori.

La Presidenza della Regione Siciliana ha proposto ricorso censurando la decisione della Corte milanese per violazione di legge. La Suprema Corte (Sezione Terza Civile n. 6785 del 7 aprile 2016, Pres. Salmè, Rel. De Stefano) ha rigettato il ricorso. Le espressioni ritenute diffamatorie dalla Regione siciliana,  sono le seguenti:

"- la Sicilia è fra le tre regioni che, in base ad un non precisato sondaggio, gli Italiani riterrebbero da evitare, nonostante la possibilità, una volta eliminatane la delinquenza e miglioratine i servizi, per tutti di apprezzarne la bellezza;

- il potere dello Stato italiano è stato visto a lungo dai siciliani come una forma di oppressione; questo aiuta a spiegare la sfiducia della popolazione verso l'amministrazione pubblica, considerata capace solo di imporre tasse, ma non di risolvere i problemi dell'isola; i ceti dominanti hanno sempre cercato di sfruttare questa situazione, usando le armi della corruzione e dell'intimidazione, per mantenere il proprio dominio e per sfruttare le risorse dello Stato; i Governi insomma potevano cambiare, ma soltanto per offrire una nuova facciata al potere mafioso; oggi la Sicilia è una regione autonoma con ampi poteri, che riceve dallo stato più di quello che dà e consuma più di quello che produce; il potere mafioso ha stabilito nell'isola un clima di violenza che  avvelena i rapporti tra la gente, dissangua ogni attività economica e impedisce di governare per il bene della collettività;

- periferie anonime, talvolta prive persino delle fognature, sono cresciute in condizioni di massimo degrado sociale; abbandonati a se stessi, questi quartieri sono diventati inferni urbani, dove la criminalità non ha freno;

- l'economia si basa sull'assistenza dello stato, sotto forma di sovvenzioni di opere pubbliche e pagamento di pensioni; la spesa pubblica però, più che dare impulso produttivo, ha alimentato un intreccio di corruzione tra forze politiche e criminalità."

L'inserimento di tali espressioni e giudizi in un libro di testo per la scuola media inferiore - ha affermato la Suprema Corte - corrisponde all'esercizio della libertà di insegnamento, a sua volta riconducibile a quella più ampia di manifestazione del pensiero, non solo degli autori del libro, ma, essendo questo destinato ad essere adottato nelle scuole, dei professori o docenti che ritenessero di adottarlo quale strumento di sviluppo del loro programma: dovendo necessariamente offrire questi ultimi sul punto, oltretutto la garanzia di un ulteriore momento di riscontro e di mediazione culturale e critica importante, quale opportunità di una meditata riflessione sul tenore spesso categorico delle affermazioni impiegate. Corrisponde del resto a nozioni di comune esperienza che ad un libro di testo per scuole medie sia richiesta una complessiva impostazione prevalentemente assertiva, senza necessità di particolari spunti critici proprio per la preponderante unilateralità della somministrazione delle nozioni nel contesto di quel tipo di scuola, fermo - beninteso - il dovere professionale pedagogico, di chi quella somministrazione gestisce, di offrire riscontri o favorire il senso critico del discente, sebbene certamente in modo compatibile con il contesto in cui opera. E va notato che, sul punto, la stessa corte territoriale ritiene la sostanziale correttezza dell'esposizione, per la presenza di considerazioni di segno contrario al pure categorico tenore dell'asserzione dei pure preponderanti aspetti negativi (v. pag. 10 della gravata sentenza) e, in particolare, di - benché obiettivamente limitati - spunti favorevoli e propositivi a difesa dei molti siciliani che si sono ribellati alla mafia ed al maggiore impegno dello Stato nella lotta contro tale organizzazione criminale. In secondo luogo - ha affermato la Cassazione - risponde ad un giudizio di fatto scevro da vizi logici e giuridici e come tale incensurabile in sede di legittimità la valutazione di correttezza delle singole espressioni adoperate dagli autori del testo scolastico e del complessivo quadro offerto agli studenti lettori, come pure della sostanziale verità dei dati di fatto da costoro organizzati e commentati, quale risulta dalla ricchezza ed esaustiva completezza degli elementi, storici e di cronaca recente, presi al riguardo in considerazione dai giudici d'appello e tra loro adeguatamente e ponderatamente raffrontati e collegati.

Pertanto - ha concluso la Corte - correttamente è stata fatta applicazione del seguente principio di diritto: corrisponde al legittimo esercizio del diritto di libertà di insegnamento, garantito dall'art. 33 della Costituzione, l'impiego, in un libro di testo destinato a studenti di scuola media inferiore e quindi ad essere adottato da un docente e studiato sotto la sua direzione, di espressioni e di giudizi generali nel loro complesso perentoriamente negativi sulle condizioni e sulla complessiva realtà socioeconomica di un'intera Regione, se articolati nel rispetto della correttezza formale e con sufficiente richiamo ai contesti storici e di cronaca anche recente, non esigendosi dagli autori di quello, neppure in considerazione dei destinatari dell'opera, alcuna autolimitazione o modalità particolari di formulazione, quali la moderazione o la misurazione delle espressioni o la modificazione dei toni dei giudizi, purché appunto le une e gli altri oggettivamente corretti e rispondenti almeno in linea di massima a fatti storicamente veri.


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